
Il Settimo Presidente
Documentario su Sandro Pertini
Data
sabato 24 ottobre 2026
Ore 17:00
Informazioni sull'evento
IL SETTIMO PRESIDENTE
SANDRO PERTINI: IL PRESIDENTE PARTIGIANO
La Società Operaia di Ciriè, in collaborazione con l’ANPI, proietterà sabato 24 ottobre alle ore 17, nel Salone Bossetto, in via Matteotti 16 a Ciriè il documentario sulla vita del Presidente degli italiani, per ricordarlo a 130 anni dalla sua nascita.
Alessandro Giuseppe Antonio Pertini, detto Sandro, è stato un politico, giornalista e partigiano. Fu il settimo presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985, primo socialista e unico esponente del Psi a ricoprire la carica.
Perseguitato per il suo impegno politico contro la dittatura di Mussolini, nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere per aver redatto un opuscolo antifascista. Fu nuovamente condannato nel 1927 per aver favorito l'espatrio di Filippo Turati in Francia, dove lo seguì in esilio per evitare l'assegnazione per cinque anni al confino. Continuò la sua attività antifascista anche all'estero e per questo, dopo essere rientrato sotto falso nome in Italia nel 1929, fu arrestato e condannato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato prima alla reclusione e successivamente al confino.
Pertini risultò eletto l'8 luglio 1978, al 16º scrutinio, con 832 voti su 995, corrispondenti all'82,3%, la più larga maggioranza della storia repubblicana. Per Il giorno prima, venerdì 7 luglio, aveva acquistato un biglietto aereo per recarsi in Francia, dove si trovava la moglie, con la quale intendeva trascorrere il fine settimana in quanto riteneva che la questione dell'elezione presidenziale non lo riguardasse più.
Al momento dell'elezione come presidente della Repubblica, lui e la moglie Carla Voltolina non si trasferirono al Palazzo del Quirinale, bensì in un appartamento mansardato situato nell'ottocentesco Palazzo Castellani, ubicato al quarto piano del civico 86 di Piazza della Fontana di Trevi. L'immobile era proprietà del Comune di Roma e fu concesso alla coppia con un regolare contratto di locazione
Pertini non conseguì mai la patente di guida e, escluse le occasioni ufficiali, era sempre la moglie ad accompagnarlo in auto, con l'utilitaria di famiglia. Tale vettura, una Fiat 500 D rossa del 1962, fu donata dalla moglie al Comune di Torino ed è conservata nel Museo nazionale dell'automobile.
La sua personalità era intrisa dei princìpi che avevano ispirato la democrazia parlamentare e repubblicana, nata dall'esperienza della Resistenza partigiana, ed era solito sostenere il suo rispetto della fede politica altrui tanto quanto il suo fermo rifiuto del pensiero fascista e di qualsiasi ideologia e forma di governo che limiti la libertà di espressione:
«Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica [...] il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche [...], perché opprime le fedi altrui»
Durante la sua permanenza al Quirinale, seppe imprimere alla figura del presidente della Repubblica un carattere di riferimento unificante agli occhi del popolo italiano. La sua statura morale contribuì al riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni, in un momento difficile e costellato di avvenimenti delittuosi come quello degli anni di piombo.
La sua costante e reattiva presenza nei momenti cruciali della vita pubblica italiana, nelle situazioni piacevoli come nei momenti difficili, è stata probabilmente uno dei motivi della sua grande popolarità. Spesso è stato definito come il "presidente più amato dagli italiani” ricordato per l'amore verso l'Italia, per il suo carisma, per il suo modo di fare schietto e ironico, per l'onestà, per l'amore verso i bambini (a cui prestava molta attenzione durante le visite giornaliere delle scolaresche al Quirinale) e per aver inaugurato un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini, con uno stile diretto e amichevole.
Il suo settennato non fu facile; erano gli anni di piombo (con il culmine del rapimento di Aldo Moro), vi fu la strage fascista del 2 agosto a Bologna, il terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980, nell'invocare una repentina risposta dei soccorsi all'immane tragedia dei terremotati, lanciò l'appello «Fate presto», frase apparsa il giorno seguente a nove colonne sul quotidiano Il Mattino di Napoli. Dopo la sua visita in Irpinia, il 26 novembre, pochi giorni dopo la tragedia denunciò pubblicamente l'impotenza e l'inefficienza dello Stato nei soccorsi.
Si ricorda la sua presenza ai tentativi di salvataggio del piccolo Alfredino Rampi, un bambino di sei anni di Vermicino caduto in un pozzo e lì deceduto nel 1981.
Pertini assunse sempre un atteggiamento di totale intransigenza nei confronti della criminalità organizzata, denunciando «la nefasta attività contro l'umanità» delle mafie e raccomandando sempre di non associare indiscriminatamente i fenomeni criminosi di Cosa nostra, della camorra e della 'ndrangheta a tutto ciò che riguardava i luoghi in cui erano e sono presenti e le loro popolazioni. Nel discorso di fine anno del 1982 parlò espressamente del problema mafioso, ricordando le figure del politico Pio La Torre e del generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, entrambi assassinati dalla mafia siciliana nello stesso anno.
Fu particolarmente partecipe nella vicenda della scomparsa di Enrico Berlinguer. Trovandosi a Padova per ragioni di Stato, si recò in ospedale per constatare le condizioni del leader comunista. Poche ore dopo il decesso impose di trasportarne la salma sull'aereo presidenziale, dicendo: «Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta». Durante le esequie in piazza S. Giovanni il 13 giugno 1984, Nilde Iotti, dal palco delle autorità, ringraziò pubblicamente Pertini, scatenando un commovente applauso della folla partecipante.
Le immagini della sua esultanza allo Stadio Santiago Bernabéu di Madrid per la vittoria ai Campionati del mondo di Calcio del 1982 (dopo il terzo gol disse "non ci prendono più" vicino a un impassibile re Juan Carlos) sono entrate nella memoria collettiva degli italiani assieme all'esclamazione del telecronista RAI Nando Martellini: «Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!».
Per questa occasione volle che la nazionale rientrasse con il suo aereo presidenziale. A bordo vi fu una memorabile partita a carte dove Pertini era in coppia con Dino Zoff per contro avevano Enzo Bearzot e Franco Causio.
Durante e dopo il periodo presidenziale non rinnovò la tessera del PSI, al fine di presentarsi al di sopra delle parti, pur senza rinnegare il suo essere socialista. Del resto, lasciato il Quirinale al termine del suo mandato presidenziale e rientrato in Parlamento come senatore a vita di diritto, si iscrisse al gruppo senatoriale del Partito Socialista Italiano.
Per suo espresso desiderio, non vi furono esequie pubbliche. La salma fu cremata al cimitero di Prima Porta e le ceneri tumulate nella tomba di famiglia, presso il camposanto del suo paese natale, Stella San Giovanni.
In apertura del suo discorso di insediamento, Pertini esprime l’avviso che l’Italia debba farsi portatrice di pace nel mondo. Pronuncia, quindi, un appello ai governanti del mondo che resterà famoso:
«L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.»
Mai parole risultano attuali anche quasi cinquant’anni dopo.
Il documentario che verrà proiettato è stato realizzato da Daniele Ceccarini e Mario Molinari, con musiche di Nicolò Piovani, e tra le testimonianze ci sono: Luciana Castellina, Emma Bonino, Furio Colombo, Gad Lerner.
A fine proiezione ne parleranno:
Chiara Fontana (Studentessa dell’Istituto d’Istruzione Superiore Fermi- Galilei)
Fulvio Grandinetti (ANPI Collegno)
Introduce e modera Gianni Ubaldo Canale (Film Maker).
Foto dell'evento
Come arrivare
Società Operaia Ciriè
Via Matteotti 16
Ciriè, Piemonte
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